Un vero “dritto”

Racconto di Sante

Photo by Yogendra Singh on Pexels.com

Quando ho incontrato Sante ho capito che gli angeli esistono veramente. Non conosco nessun altro capace quanto lui di ascoltare, comprendere, e aiutare pazientemente chiunque abbia bisogno di un consiglio o di supporto. Sante è una fonte di serenità e di forza, di motivazione, di coraggio, ed è lui stesso un esempio che ispira tutti. Sante ha conosciuto il dolore molto da vicino, l’ha attraversato per rinascere ad una nuova vita. Un’esistenza piena di luce, sostenuta dall’amore di una famiglia eccezionale, e che illumina la strada di chi ha la fortuna di conoscerlo.

Quando penso al significato profondo della parola amicizia, il pensiero va certamente a Sante che oggi, grazie alla sua attività di counselor, dona la sua guida a molte persone.

Anche stavolta non si è smentito e mi ha fatto dono di un ricordo speciale che riassume in sè il valore umano del suo autore: un ragazzo dall’animo puro, legato a valori sani, che affronta la vita con coraggio, godendone ogni istante. Un vero “dritto”, uno che nella vita ha fatto davvero goal e che sarà un vincitore per sempre.

Ecco il racconto di Sante:

Mi capita spesso di pensare al profumo del pane, al suo profumo inconfondibile che ti coccola ancora prima di averlo tra le mani .. di vederlo. Mi tornano in mente quelle notti in cui si faceva il “dritto” quelle notti cioè in cui si facevano le ore piccole con gli amici ballando in discoteca chiacchierando una volta fuori da quell’inferno ritmato che tanto ci piaceva per poi trovarsi in un parcheggio a giocare a calcio. 4 contro 4 o 3 contro 3. Si giocava fino ad essere esausti, con le “scarpe buone” con le giacche riposte in maniera ordinata e il primo bottone della camicia slacciato. Si rideva e si scherzava ma un pizzico di sano agonismo non mancava mai.  Si finiva stanchi e sudati con tante pacche sulle spalle e l’immancabile “give me five” in tutte le declinazioni possibili, alto, basso, di schiena ecc. Finite le nostre partitelle c’era un grosso,  grossissimo problema. Anzi due: il primo “problema” da li a 3 ore più o meno tutti ci saremmo dovuti ipoteticamente alzare dal nostro  letto per andare, all’orario prestabilito, al ritrovo con la squadra per andare poi a disputare la partita di calcio del campionato regionale. Il secondo, il più immediato, quello che attanagliava lo stomaco di ognuno di noi: la fame! Si era quindi combattuti sul da farsi. Andiamo a casa a riposare un po’ oppure a mangiare qualcosa e poi passiamo a prendere la borsa per la partita e andiamo dritti al campo?


La scelta non era poi così difficile e combattuta. Dopo 5 secondi eravamo tutti insieme a discutere su dove andare a mangiare. A quei tempi (fine anni 80) i negozi chiudevano alle 19 e solo qualche bar o pub chiudeva più tardi ma alle 4 di mattina era davvero improbabile trovare qualche posto aperto. Avevamo soltanto una splendida soluzione: il signor Antonio, proprietario di un forno dietro piazza Duomo. Si saliva in macchina e si andava. Trovato parcheggio tra Piazza Castello e Piazza Duomo ci avventuravamo in un dedalo di viette e scorci della vecchia Milano fino a che il nostro olfatto veniva investito dal soave profumo del pane in forno. In una sorta di trance. Smettevamo di parlare annusando la fragranza che c’era nell’aria e più ci avvicinavamo più l’acquolina in bocca aumentava. Passavamo davanti alle due serrande chiuse per infilarci in un cortile dove c’era la porta che conduceva al laboratorio di Antò. Lo trovavamo con le mani immerse in quell’impasto tanto miracoloso quanto semplice, un legame morbido di acqua e farina che delizia il palato. Antò ci vedeva e ci accoglieva in una saletta che aveva una finestra molto ampia nel muro divisorio e che ci permetteva di vedere il suo laboratorio. C’erano i carrelli con lunghi vassoi  pieni di impasto modellato prima di essere messo in forno, i carrelli vuoti in attesa di essere riempiti, le ceste piene di pane appena sfornato e in un angolo in due forni separati per le brioches e la focaccia con i carrelli in attesa di essere svuotati. Antonio finiva di impastare, si dava un ripulita alle mani e veniva a salutarci contento per quell’inaspettata compagnia  portandoci un po’ di quel pane cotto appena sfornato. Dopo due veloci chiacchiere sul fatto che fossimo ancora in giro a quell’ora, correva verso i forni per infornare le brioches e la focaccia. Ed  ecco che in un ambiente già ipoteticamente saturo di un meraviglioso profumo si faceva strada una brezza dolce che si mixava nell’aria estasiando i sensi. Assaggiato e gustato i doni che Antò ci aveva  fatto e inebriati dai profumi di quel locale eravamo costretti a salutare per ritornare alla macchina. Mentre i primi chiarori dell’alba si allungavano sulla domenica mattina milanese, 6 ragazzi con le mani in tasca  rientravano sorridendo appagati verso la propria casa. Se si aveva il tempo ci si infilava dentro ad una tuta o, come la maggior parte delle volte, si restava con pantaloni giacca, camicia e “scarpe buone” e si andava dritti  a giocare. Di buono c’era, non la doccia fredda che ci aspettava nello spogliatoio prima di entrare in campo, ma il profumo che soavemente impregnava i nostri vestiti ricordandoci, semmai ce ne fosse stato bisogno, della bellezza di stare insieme.


Ancora oggi le rare volte che mi capita di sentire quel profumo di pane caldo mi ritrovo a pensare a quei momenti felici e spensierati con un sorriso compiaciuto e un pizzico di nostalgia.

***

Questo ricordo vola sulle ali di una Milano che non c’è più e mi ha fatto subito pensare ad uno dei pani simbolo di questa stupenda città: il Pan Tramvai.

In dialetto milanese è chiamato “pan cun l’ugheta” (pane con uvetta). Tipico della tradizione lombarda, la storia narra che fosse la colazione dei conducenti del tram. Addolcito solo dall’abbondante uvetta sultanina, è un pane morbido ottimo per la colazione o per accompagnare un te pomeridiano.

Copyright Racconti di Pane

Ingredienti

  • Per il prefermento:
  • 150 g farina tipo 1
  • 75 g acqua fredda
  • 1½ g lievito di birra fresco

  • Per l’impasto:
  • 350 g farina tipo 1
  • 275 g acqua fredda
  • 10 g lievito di birra fresco
  • 10 g sale
  • 200 g uvetta lavata e ammollata

Procedimento

  1. Preparare il prefermento impastando farina, acqua e lievito, coprire e far lievitare per 2-3 ore.
  2. Preparate l’impasto con gli altri ingredienti tranne l’uvetta e aggiungete il prefermento, impastate bene per 10 minuti fino ad ottenete un bell’impasto liscio ed elastico.
  3. Fate lievitare per 4 ore circa.
  4. Stendete la pasta con le mani su un piano, cospargetela di uvetta ben strizzata e asciugata con della carta da cucina. Piegate la pasta a libro richiudendo l’uvetta al suo interno , girate l’impasto e fate un altro giro di pieghe, così l’uvetta rimarrà ben distribuita all’interno del pane.
  5. Dividete l’impasto in 2 pezzi , date la forma che preferite (treccia, ad esempio) o fate una pagnotta o un filone e fate lievitare ancora per 2 ore circa.
  6. Accendete il forno e portatelo a 230°.
  7. Cuocete per 25-30 minuti.
  8. Fate raffreddare su una griglia .

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