🐣 Buona Pasqua con le Cuzzupe 🐣

Racconto di Barbara Froio

Le Cuzzupe di Barbara – Copyright Barbara Froio

Un passato da maestra, Barbara è una grande conoscitrice delle tradizioni della sua splendida terra, la Calabria. Autrice del Blog “Il mondo di Rina” (http://ilmondodirina.blogspot.com/?m=1) in cui raccoglie le ricette storiche regionali, Barbara è anche scrittrice, autrice di “Maramenti. Il profumo dei ricordi”.

Grazie alle sue ricerche, le ricette della cultura ancestrale calabrese continuano a vivere e ad essere tramandate, con tutta la loro valenza simbolica.

Barbara racconta tante bellissime storie di cibo, di pane e di tradizioni nei suoi libri ma anche direttamente agli ospiti del suo Home Restaurant a Soverato.

Non vedo l’ora di poter viaggiare ancora per andarla a trovare e per farmi raccontare mille e uno Racconti di Pane.

La mia Pasqua e le cuzzupe

… quella sera inaspettatamente mamma mi fece andare a letto prima del solito e per un motivo ben preciso.  Aveva impastato le cuzzupe già da due giorni con l’aiuto delle zie, dopo aver svuotato dalle uova i pollai dei vicini. La lievitazione però ancora stentava. Eh sì che stavano dormendo al calduccio su un letto, ben avvolte da tante coperte di lana e riscaldate dal braciere.

Si intuiva la paura che tutto andasse a male. Ci si domandava se il lievito era stato usato correttamente o se per caso era stato messo troppo zucchero. Ma ilconsiglio delle anziane, quel giorno, dopo un’attenta ispezione, aveva comunque decretato che il momento era vicino.

A letto cercai di leggere qualche pagina di quel libro in attesa da chissà quanto tempo sul comodino, sperando che Morfeo arrivasse presto e pregai che le cuzzupe non si svegliassero come al solito all’alba. Ma i miei desideri non furono esauditi e i miei dolci sogni, a un certo punto, furono interrotti da uno scalpitio leggero e dalla voce di mia mamma che prima sommessamente e poi in modo perentorio mi diceva di alzarmi. Mezzaaddormentata mi alzai, mi lavai sommariamente tanto per svegliarmi, indossai la mia amata tuta e scesi giù dove trovai le donne in fermento: il letto era stato disfatto, le coperte prendevano aria su una sedia all’aperto, il braciere ormai era spento e le cuzzupe erano state già adagiate dentro i cesti.

Copyright Barbara Froio

Iniziammo a portare le cuzzupe a casa della zia dove u cocipani era già pronto ad accoglierle. Con maestria e sveltezza vennero rovesciate sulla pala, spalmate con l’uovo sbattuto e infilate in quella bocca rosso fuoco che di lì a poco venne chiusa. E iniziò l’attesa. Lunga, terribilmente lunga per noi bambini impazienti di ammirare e … gustare le meraviglie create dalle nostre mamme: cestini e bambole per le femmine, colombe e pesci per i maschi. E poi c’erano le ciambelle e le trecce. E tutte avevano le uova incastonate come vuole la tradizione. E sempre in numero dispari.

Finalmente la bocca del forno fu aperta mentre sul tavolo venne sistemata una candida tovaglia per adagiaretutte quelle bontà.  La pala entrò nuovamente in funzione e stavolta portò fuori una alla volta le cuzzupe che finalmente si fecero ammirare. Profumi e ricordi sopitiinvasero la stanza mentre il calore infuocava le nostre guance. 

Aspettavo impaziente di addentarne una, ma avevo dimenticato che le cuzzupe si mangiano solo a Pasqua. Ce lo impone la tradizione per non incorrere in peccato. Però mamma per farmi contenta mi fece mangiare quella ciambellina preparata con l’impasto che rimaneva attaccato ai bordi della madia. Aveva un altro sapore e non aveva l’uovo, comunque l’addentai ugualmente.

Sistemammo tutte le cuzzupe in una cesta e ce le portammo a casa, ma in serata mi accorsi che la cesta si era quasi svuotata. Tutti, dai vicini, ai parenti e agli amici avevano ricevuto in dono una cuzzupa. Per noi calabresi la condivisione è qualcosa di sacro, arricchisce noi e chi ci sta vicino. E infatti al massimo entro la serata del venerdì santo la cesta tornava a riempirsi: io do una cosa a te e tu la dai a me.

Poi arrivava la mattina di Pasqua. Le campane della chiesa suonavano a festa “la gloria” per la Resurrezione del Signore e noi bambine finalmente con indosso l’abito della festa potevamo esibire orgogliosamente le nostre cuzzupe: il cestino infilato al braccio era un vezzo da signorine al quale non potevamo rinunciare. Una gioia immensa mi pervadeva nell’ammirare e far ammirare la dolce creazione di mia mamma.

E le altre cuzzupe? Finalmente a pranzo potevamo gustarle con una fetta di salsiccia senza fare più peccato.

Ricetta delle Cuzzupe di Barbara

Copyright Barbara Froio

I° lievito
400 gr di farina 00
un cubetto di lievito di birra
acqua q.b.
Impastate il tutto ( il mio è un impasto abbastanza morbido ) e lasciate lievitare per 10/12 ore.

II° impasto
700 gr di farina, 350 gr di zucchero, 7 uova, 100 gr di sugna, buccia di un limone grattugiata.
 Mettete la farina in una ciotola capiente, aggiungete al centro le uova sbattute leggermente, lo zucchero, la sugna sciolta ancora tiepida, la buccia di limone, un pizzico di sale e il lievitino. Impastate energicamente il tutto in modo che l’impasto risulti leggermente morbido e lucido e poi lasciate lievitare per il tempo necessario. In un luogo tiepido.

L’impasto potrebbe necessitare di più farina, dipende anche dalla grandezza delle uova.

II° impasto
Una volta pronto l’impasto formate le cuzzupe con la forma che preferite e incastonando qualche uovo. Copritele e fatele lievitare ancora.

Appena lievitate spennellatele con un uovo sbattuto e infornatele in forno preriscaldato a 180° per 15/20 minutifino a doratura

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